Aprile notizie flash

 

Mozambico: Amnesty International ha richiesto alla Unione Africana di intervenire nel tentativo di trovare una via di uscita agli abusi e violenze contro i diritti umani perpetrati da bande ritenute collegate all’ISIS nel nord Mozambico, l’ultima a Palma nella provincia di Cabo Delgado. Una situazione critica che è andata peggiorando nel tempo, dall’inizio 2020, con oltre 2500 vittime civili, ben più di 700 mila profughi interni. Un primo effetto gli insorti l’hanno ottenuto, costringendo all’evacuazione dei campi TOTAL per estrazione del gas. 

Questi insorti sono stati in un limbo di definizione da molto tempo, non si ritenevano fossero dei terroristi, ma il comportamento e crudeltà li accomuna ad altri simili esempi ben conosciuti. Amnesty International vorrebbe che la Union of Africa intervenisse anche per dare un segnale agli abitanti della zona che non sono stati dimenticati.

Vedi i video di Medici con l'Africa sull'emergenza a Cabo Delgado.

 

In Sud Sudan continua il saccheggio di foreste di legno teak, la cui importazione da parte di Paesi europei avviene semplicemente per un passaggio in paesi non sospetti. Nella vicenda che comporterebbe soldi guadagnati illegalmente e facilmente, sembrano coinvolti enti istituzionali che lo Stato, ancora in guerra civile, non riesce a controllare.

Leggi tutto l’articolo su Nigrizia o direttamente dall’ente emittente in lingua inglese

 

 

Uganda e altri: sul numero di marzo 2021 di Le Monde Diplomatique (all'articolo), si affronta lo sfruttamento da parte di compagnie petrolifere (europee, cinesi e canadesi) di zone africane attualmente destinate a Parco o Riserva naturale di Protezione. 

 

È il caso dell’oleodotto (EACOP) previsto nel Parco delle Murchison Falls in Uganda (tutte le famose specie di animali africane vi sono rappresentate) che, dopo 1500 km circa, dovrebbe raggiungere il porto di Tanga in Tanzania sull’Oceano Indiano. Per l’estrazione dei preziosi minerali, viene denunciato anche il rischio di inquinamento delle acque del lago Alberto e Vittoria, zone dove il rinnovo degli eventuali pozzi richiederebbe oltre il secolo di tempo.

 

È ancora il caso del parco nazionale Virunga e Salongo, patria e culla di gorilla e bonobo rispettivamente, zone che hanno visto il declassamento delle loro aree a favore di compagnie minerarie per scelta del governo locale.

 

 

 

 

 

È il caso di Namibia e Botswana che hanno concesso permessi di indagine e ricerca a una compagnia canadese per una estensione che interessa ben tre parchi nazionali (Khaudum, Manghetti e Bwabata lungo il fiume Okavango, patrimonio UNESCO, con la più alta concentrazione di elefanti). Inoltre nei pressi delle 4500 pitture rupestri, patrimonio UNESCO a Tsodilo Hills, Botswana, vi sarebbero giacimenti equivalenti a un terzo di quelli del Venezuela, i più importanti del mondo; ma la cosa ancor più grave, è il fatto che tale giacimenti per circa la metà sono sotto forma di scisti, per cui l’estrazione è più indaginosa e costosa anche in termini di inquinamento e salute ambientale (uso di  getti di acqua, sabbia, prodotti chimici, ad alta pressione per accedere alle tasche di riserva di gas e petrolio), col risultato di acque inquinate e talvolta radioattive, tossiche contaminanti superfici e sottosuoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cliché di intervento delle compagnie, che eseguono perforazioni, è quello super collaudato di, sembra, non seguire norme, nazionali e internazionali, e regole di protezione per le zone, attualmente dedicate esclusivamente allo sviluppo di specie animali, vegetali, nonché protezione di etnie umane uniche e povere, cui ovviamente nulla è stato chiesto, sottraendo campi alla loro vita quotidiana. 

Molto spesso difensori, attivisti e ONG locali e internazionali, che cercano di vigilare su tali zone, vengono messe di fronte al fatto compiuto. Non sono estranei i coinvolgimenti di settori istituzionali nelle persecuzioni, minacce fino agli arresti indebiti.

Non è detta l’ultima parola. Infatti, qualche risultato a favore delle specie protette è stato raggiunto o, perlomeno, la normale condotta vittoriosa delle imprese petrolifere è stata bloccata (anche se si spera non solo ritardata): un esempio, la dissuasione della compagnia sudafricana Sasol dalla trivellazione di suolo nei pressi dell’arcipelago di Bazaruto, santuario oltre che di bellezza paesaggistica anche di fauna marina.

 

.

© 2021 by McAComonlus

  • Facebook

Medici con l'Africa Como onlus svolge attività con CUAMM Medici con l'Africa Padova