Afronews Aug- Sept 22

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Allarme dall'OMS (WHO)

Nel corno d’Africa sono in pericolo milioni di vite, per la fame, dato che Gibuti, Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Sudan ed Uganda hanno perso la sicurezza alimentare, ovvero la possibilità di contare con discreta probabilità, sulle possibilità di alimentarsi nei prossimi sei mesi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lancia un appello per la raccolta straordinaria di 123 milioni di dollari a favore di queste persone colpite o che presto lo saranno dalla fame e carestia.

Fattori determinanti sembrano essere, oltre alla pandemia, i cambiamenti climatici ed i persistenti conflitti bellici.

All’articolo: https://www.who.int/news/item/02-08-2022-who-launches-appeal-to-respond-to-urgent-health-needs-in-the-greater-horn-of-africa

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ELEZIONI in KENYA

Il 9 agosto 2022 si sono tenute in Kenya le elezioni presidenziali.

È stato nominato vincitore William Ruto, vicepresidente dal 2013, con margine davvero risicato. Tale nomina è stata ben presto contestata da Raila Odinga, da anni avversario perdente nelle competizioni presidenziali.

Quest’anno, Odinga sembra avere l’appoggio del presidente uscente e, soprattutto, può contare sul fatto che ben 4 membri su 7 della commissione elettorale si siano mostrati molto dubbiosi sulla reale vittoria di Ruto.

Sarà la Suprema corte, guidata da una donna, a pronunciarsi in merito o meno alla contestata vittoria.

Vedi: https://www.reuters.com/world/africa/kenyas-odinga-challenge-presidential-poll-result-court-today-lawyer-2022-08-22/

USA ed Europa guardano all'Africa...

A metà agosto l’Istituto per gli Studi sulla Sicurezza africano (ISS) ha pubblicato un intervento di Paul-Simon Handy, Direttore regionale ISS per l'Africa orientale e Rappresentante presso l'Unione Africana, e Félicité Djilo, ricercatrice indipendente, sul pronunciamento a favore o meno dell’invasione russa in Ucraina.

USA ed Europa guardano con attenzione alle reazioni africane.

I voti africani alle Nazioni Unite sulla guerra hanno rivelato forti divisioni tra i paesi. Gibuti ha approvato la risoluzione delle Nazioni Unite per la Russia di porre fine alla sua offensiva, mentre Algeria, Tanzania e Sud Africa hanno sottolineato l'importanza della diplomazia senza condannare le azioni della Russia. L'alto numero di astensioni è stato ampiamente interpretato come un segno dell'influenza russa o una prova del crescente antioccidentalismo dei governi e dei cittadini africani.

Questo punto di vista presuppone erroneamente che l'Africa sia un monolite politico. Suggerisce anche un'aspettativa di fondo da parte dell'Occidente che gli stati del continente dovrebbero allinearsi con loro a causa della preminenza dell'Occidente nello sviluppo e negli aiuti umanitari e del loro passato storico condiviso.

Gli stati africani, suggeriscono gli autori, hanno una visione più pragmatica e cinica di un ordine globale le cui regole sembrano essere determinate dall'Occidente.

Suggeriscono, infine, che piuttosto che l’antimperialismo vendicativo che sembra guidare molti africani, la guerra in Ucraina dovrebbe ispirare un'autovalutazione della capacità dell'Africa di mettersi d'accordo su come risolvere i conflitti.

 

All’articolo: https://issafrica.org/iss-today/unpacking-africas-divided-stance-on-the-ukraine-war

Operazione Dudula, un movimento che ricorda battaglie recenti lombarde

A Johannesburg, ma anche in altre città sudafricane, gli immigrati sono mal visti e ben poco tollerati dai locali. Vi sono state a più riprese grosse ondate di immigrazione, dai paesi circostanti. Lo Zimbabwe, che pativa la presenza scomoda del vecchio presidente, scontando miseria e fame, ha fornito e fornisce numerose persone in cerca di un lavoro per sfamare sé e la propria famiglia. Anche il Mozambico, in tempi non lontani, anni 80-90, ha visto molti propri concittadini migrare per fame o motivi politici. Idem per il Malawi un decennio prima.

Ora a Johannesburg si è affacciato alla ribalta un gruppo che si autochiama “Operazione Dudula”, con lo scopo ben preciso di respingre quegli immigrati che si sono insediati, non sempre abusivamente, in edifici abbandonati (la storia si ripete: Italia come Sudafrica). Si autopropone anche come esempio per azioni future di stampo xenofobico.

Vien proprio da chiedersi se vi sarà mai giustizia per chi sta nella polvere.

Proponiamo la lettura dell’articolo:

https://www.dailymaverick.co.za/article/2022-08-22-inside-joburgs-building-of-darkness-where-migrants-live-in-fear-as-operation-dudula-threats-amplify/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

e la lettura di questa poesia di autrice sudafricana:

South Africa, May 2008

Today I do not love my country.
It is venal, it is cruel.
Lies are open sewers in the street.
Threats scarify the walls.

Tomorrow I may defend my land
when others X-ray the evidence:
feral shadows, short sharp knives.
I may argue our grievous inheritance.

On Wednesday I may let the winded stars
fall into my lap, breathe air’s golden ghee,
smell the sea’s salt cellar, run my fingers
along the downy arm of the morning.

I may on Thursday read of a hurt child
given refuge and tended by neighbours,
sing with others the famous forgiving man
who has forgotten who were enemies, who friends.

But today, today, I cannot love my country.
It staggers in the dark, lurches in a ditch.
A curdled mob drives people into pens,
brands them like cattle,
only holds a stranger’s hand
to press it into fire,
strings firecrackers through a child,
burns stores and shacks, burns

By Ingrid de Kok

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