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Tregua in Etiopia?

Ad inizio aprile, le autorità federali etiopi hanno sorpreso il mondo proclamando una "tregua umanitaria illimitata" nella guerra in corso nel Tigray. Motivati da questa notizia, che avrebbe dovuto portare sollievo alle popolazioni tigrine, che ora potranno beneficiare degli aiuti umanitari, i ribelli del TPLF hanno risposto favorevolmente alla richiesta del governo, annunciando un cessate il fuoco il giorno successivo.

Si è aperto un varco agli aiuti umanitari con prodotti alimentari del Wolrd Food Programme. Vengono stimati in mezzo milione le persone bisognose di aiuto. Il 6 aprile Amnesty international e Human rights watch hanno pubblicato un rapporto congiunto, in cui accusano le autorità e le milizie della regione Amhara di aver commesso da novembre del 2020 operazioni di pulizia etnica nella parte occidentale del Tigrai. 

Meglio con una donna -Tanzania

Dopo cinque anni di chiusura ordinati dall’ex presidente John Magufuli, quattro giornali tanzaniani hanno ripreso le attività normali.. Questi e altri giornali – pubblicati in lingua swahili – sono stati sanzionati tutte le volte che avevano rivelato casi di corruzione e violazioni dei diritti umani. Sotto Magufuli, morto nel 2021, la Tanzania era scivolata al 124esimo posto su 180 nella classifica della libertà di stampa di Reporter senza frontiere, perdendo 53 posizioni dal 2016 al 2021. Oggi le cose stanno timidamente cambiando sotto la presidente Samia Suluhu Hassan, che interverrà ad un evento degli editori dell’Africa orientale in occasione della giornata mondiale per la libertà di stampa il 3 maggio. Il cambiamento è riconosciuto a questa donna da diverse entità, come il periodico regionale  The East African (Tanzania più forte con Samia) o dal sito Deutsche Welle (Samia, una manna per le donne) o ancora il quotidiano keniota Daily Nation).

"Russiafrica"

Su Le Monde, in un numero di questo gennaio, si raccontava di come la Russia si sia ulteriormente inserita nei giri di rapporti con gli stati africani, culminato con l’incontro Russia-Africa a Sochi a ottobre 2019. Da allora il sostegno ai centri di Sicurezza Nazionale Africani si è fatto sempre più intenso, vedendo coinvolti direttamente dipendenti governativi o mercenari russi come il Gruppo Wagner, coinvolto in Mali, Mauritania, Mozambico. Non sempre con esiti positivi ad eccezione del Centrafrica, che ha visto manifestazioni pro-russe nella capitale Bangui, allorquando Mosca dichiarava guerra all’Ucraina.

Da tempo si scrive di questo ritorno nei Paesi Africani, mettendo in evidenza i rischi dell’avanzata strategica russa in Africa. Il momento della verità è stato il 2 marzo, quando l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione di condanna dell’aggressione russa ai danni dell’Ucraina: tra i paesi africani, ventotto l’hanno approvata, diciassette si sono astenuti (quasi la metà del totale degli astenuti), otto non erano presenti e l’Eritrea è stata tra i pochi stati che hanno votato contro.