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January 2022

L’approccio del Sudafrica stabilisce una

nuova tendenza nel modo in cui i paesi scelgono di gestire la pandemia.

Shabir Madhi e colleghi riflettono sull'audacia e sui rischi.

 

Negli ultimi giorni del 2021 il governo sudafricano ha allentato le sue normative

COVID. Il 30 dicembre il governo ha abolito un coprifuoco in vigore da marzo 2020. Inizialmente ha anche annunciato un allentamento delle quarantene e del tracciamento dei contatti, ma successivamente ha invertito  questi piani. Tuttavia, il suo approccio stabilisce una nuova tendenza nel modo in cui i paesi scelgono di gestire la pandemia.

Caratteristica di questo approccio è, in primis, la pragmaticità, rivolgendo l’attenzione soprattutto ai casi gravi e alla criticità della situazione ospedaliera, vista la quasi obbligatorietà di convivenza con questo virus.

Il "nuovo" approccio è in netto contrasto con l'imposizione consequenziale-automatica di livelli più elevati di restrizioni all'aumentare dei tassi di casi. 

Per giustificare il nuovo approccio, ci si basa su di un maggior livello di immunità della popolazione. Un’indagine, condotta nel centro economico del Sudafrica, Gauteng (Johannesburg e Pretoria), poco prima dell’arrivo di Omicron, ha suggerito che il 72% delle persone era stato infettato nel corso delle prime tre ondate. La sieropositività è stata del 79% e del 93% nelle persone non vaccinate e vaccinate COVID-19 di età superiore ai 50 anni, un gruppo che in precedenza aveva costituito un'alta percentuale di ricoveri e decessi.

 

I dati dell'indagine sembrerebbero mostrare che l'immunità contro il Covid grave nel paese si è in gran parte evoluta. Ciò è avvenuto, tuttavia, al costo massiccio di 268.813 decessi basati  attribuibili al Covid-19.

L’articolo non presta molta attenzione ad argomenti cari ai no-vax, ma analizza con discreta obiettività la realtà sudafricana, anche per quanto riguarda la difficoltà nella tracciabilità dei casi.

Sembrerebbe quindi avvicinarsi un pensiero di “convivenza” col virus, pur mantenendo alta la guardia coi mezzi fisici, vaccino e tracciamenti.

Infine, la menzione alla necessità di un cambiamento della mentalità pandemica, sostenendo che il Sudafrica, tutte le sue istituzioni e le persone, devono prepararsi a tornare a una vita precedente, in particolare i servizi sanitari.

Questo il link per la lettura completa:

https://www.dailymaverick.co.za/article/2022-01-07-south-africa-has-changed-tack-on-tackling-covid-why-it-makes-sense/

Inverno in compagnia africana: un libro?

Se ancora vi mancano dei titoli tra i libri che desiderate regalare o leggere, seguendo le indicazioni del settimanale “Internazionale” vi sottoponiamo due suggerimenti afro-orientati:

Smettiamo di dubitare che gli africani vogliano la democrazia

In un articolo sul Mail & Guardian Cheeseman e il ricercatore zambiano Sishuwa Sishuwa contestano il luogo comune in base al quale gli africani non sono

dei sostenitori della democrazia. I commentatori spesso suggeriscono che gli africani si preoccupano più dello sviluppo che della democrazia e che gli elettori – specialmente quelli nelle aree rurali – non capiscono davvero la democrazia. Sarebbero quindi felici di scambiare i loro diritti politici per un "uomo forte" che può fare le cose.. In realtà, dai dati di un sondaggio condotto da Afrobarometer emerge un ampio sostegno a una democrazia basata sul consenso. Contrariamente alle affermazioni secondo cui la democrazia "di stile occidentale" è"non africana”, troviamo un ampio sostegno per una forma di democrazia consensuale, che combina un forte impegno per la responsabilità politica e le libertà civili con una preoccupazione per l'unità e la stabilità.

“Smettiamo di dubitare che gli africani vogliano la democrazia, e piuttosto chiediamoci che tipo di democrazia vogliono”, osservano i due autori.