L’ospedale Centrale di Beira è stato gravemente danneggiato dal ciclone e attualmente molti dei servizi non sono operativi. Tra questi servizi vi è la Neonatologia. La struttura rappresentava a Beira il punto di riferimento per la gestione e cura dei neonati pretermine e non pretermine considerati patologici.

I NUMERI

1.850.000 persone colpite dal ciclone

602 i morti accertati

130.000 sfollati

350.000 le persone che hanno bisogno di cibo e acqua pulita

700.000 ettari di campi coltivati persi

Colpiti anche i Centri di Salute, che hanno un ruolo importante nel sistema sanitario locale. Tra i centri più colpiti ci sono quelli di Chingussura e Ponta Gea. Il Centro di Salute di Chingussura serve una popolazione di 46.400 persone, con più di 2.000 parti eseguiti all’anno. A causa dello scoperchiamento del tetto in vari punti, i due blocchi della maternità e della pediatria sono andati completamente allagati e la struttura è stata gravemente compromessa. Il Centro di Salute di Ponta Gea, invece, è di importanza strategica all’interno del sistema sanitario di Beira, garantisce 1.000 parti l’anno, ed è dotato di una sala operatoria che avrebbe dovuto consentire la realizzazione di interventi chirurgici e tagli cesarei. Le conseguenze del ciclone hanno messo fuori uso la nuova sala operatoria del centro e vanno acquistati nuovi equipaggiamenti e attrezzature chirurgiche per la sala operatoria.

Il ciclone Idai non ha risparmiato l’Università Cattolica del Mozambico, dove dal 2007 ad oggi Medici con l’Africa Cuamm ha aiutato a laurearsi 354 ragazzi e ragazze divenuti oggi medici al servizio del proprio paese, di cui 25 laureati il 15 giugno 2019. Le strutture sono state gravemente danneggiate dalle precipitazioni violente che hanno colpito i tetti e le coperture degli edifici che costituiscono il campus universitario con materiali ed equipaggiamenti andati danneggiati o distrutti. 

Prima del ciclone, nell’area di Beira, Medici

con l’Africa Cuamm era impegnato altresì

in azioni comunitarie con focus su

prevenzione e sensibilizzazione nelle scuole,

nei mercati, nei consultori e nei centri di

salute. Tra gli obiettivi principali, la

riduzione del rischio della trasmissione

dell’HIV e mitigare lo stigma sociale verso

i malati, con attività quali il recupero

casa per casa dei pazienti in terapia

antiretrovirale che risultavano aver

abbandonato il trattamento.

Durante l’emergenza questi attivisti

si sono spesi per il controllo della diffusione

del colera e per la distribuzione presso

le comunità degli aiuti d’emergenza e dei kit

per la disinfezione dell’acqua. Terminata

l’emergenza, gli attivisti riprenderanno

il loro ruolo, ma occorre ripristinare il loro

equipaggiamento per le attività di

sensibilizzazione andato perduto o distrutto

durante gli allagamenti.

Anche dalla nostra Associazione è arrivato un aiuto.