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In occasione della 109sima Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno) proponiamo la poesia di Sergio Guttilla, poeta siciliano impegnato nel sociale, ispirata anche al libro “se questo è un uomo” di Primo Levi. 

Vedi anche: https://www.sololibri.net/Se-fosse-tuo-figlio-poesia-bambini-migranti-morti-in-mare.html

Se fosse tuo figlio

 riempiresti il mare di navi di qualsiasi bandiera.

Vorresti che tutte insieme a milioni

facessero da ponte

per farlo passare.

Premuroso,

non lo lasceresti mai da solo faresti ombra

per non far bruciare i suoi occhi, lo copriresti

per non farlo bagnare

dagli schizzi d’acqua salata.

Se fosse tuo figlio ti getteresti in mare,

uccideresti il pescatore che non presta la barca, 

urleresti per chiedere aiuto,

busseresti alle porte dei governi

per rivendicarne la vita.

Se fosse tuo figlio oggi saresti a lutto, 

odieresti il mondo, odieresti i porti pieni di navi attraccate.

Odieresti chi le tiene ferme e lontane 

Da chi, nel frattempo sostituisce le urla

Con acqua di mare.

Se fosse tuo figlio li chiameresti

vigliacchi disumani, gli sputeresti addosso. 

Dovrebbero fermarti, tenerti, bloccarti 

vorresti spaccargli la faccia,

annegarli tutti nello stesso mare.

Ma stai tranquillo, nella tua tiepida casa non è tuo figlio, 

non è tuo figlio.

Puoi dormire tranquillo

E soprattutto sicuro.

Non è tuo figlio.

È solo un figlio dell’umanità perduta, 

dell’umanità sporca, che non fa rumore.

Non è tuo figlio, non è tuo figlio. 

Dormi tranquillo, certamente non è il tuo.

 

Sergio Guttilla

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