Venerdì scorso il quotidiano l’”Avvenire” riportava la morte di un giovane del Mali, Camara Fantamadi di soli 27 anni, deceduto verosimilmente per aver lavorato nella calura della campagna di Brindisi, a Tuturano. Ne vogliamo dare notizia, non solo perché la vittima è africana, come il target della nostra attività, ma soprattutto perché non è un potente, verosimilmente dunque tra gli ultimi, esattamente come il target della nostra attività.

L’evento riporta alla memoria un fatto simile di sei anni orsono: la morte durante il lavoro in aperta campagna di Paola Clemente, bracciante di 49 anni di San Giorgio Ionico. 

Drissa Kone, il capo della comunità africana a Brindisi ha avuto parole di solidarietà per Camara Fantamadi, arrivato da poco in Puglia e intento a lavorare la terra per 6 euro all’ora.

Non è difficile immaginare le condizioni di lavoro a cui sia stato sottoposto il giovane

Camara, condizioni che

hanno molto dello

sfruttamento, se non

addirittura simili allo

schiavismo.

La vita di chi ha un

lavoro manuale

sembra proprio non

importare nulla di

fronte al profitto,

come anche ci ricordano

tutte le morti sul luogo

di lavoro di quest’anno.

Condizioni dettate da

leggi di mercato non

scritte ma diffuse

ovunque, che vedono

tra i principali attori

insospettabili

Master of Wars coi guanti

bianchi.

È conoscenza diffusa

che questa pandemia

abbia fruttato molto alle

tasche di chi le ha

abbondantemente piene

e procede a svuotare quelle

già vuote. 

Noi occidentali, benestanti, diméntichi di quanto a lungo sia stato protetto nei precedenti decenni il lavoro manuale,  italiani compresi, ora, in nome del profitto, ricorriamo facilmente a strumenti illegittimi, pur di veder fruttare il nostro gruzzoletto o, addirittura, a cercare altrove, spostando all’estero le proprie attività o approfittando di disperati, come Camara, col fine identico di sfruttare il lavoro altrui senza scrupoli, pur di avere dei ritorni e restare nel già abbondante profitto. 

Un altro quesito sorge spontaneo: quale sarebbe stato il rumore, se a morire in quelle condizioni fosse stato un cittadino lombardo, nostro conoscente?

Questo il link all’articolo per esteso:

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/il-bracciante-morto-sotto-il-sole