Dietro lo slogan “Mio fratello è Africano, dalla parte degli ultimi in Africa, in Italia e nel mondo” pubblicato da noi soci di “Medici con l’Africa Como onlus” in ultima pagina del quotidiano “La Provincia” di sabato 27 ottobre, si cela una fratellanza che ha origini molto lontane, ultra cinquantenarie, propria della organizzazione non governativa cui aderiamo (Medici con l’Africa CUAMM – fondata nel 1950), dell’associazione locale comasca e di ciascuno dei soci che hanno vissuto direttamente la miseria e l’ingiustizia subita dai malati affidati alle loro cure durante gli anni di servizio in terra africana. 

 

     A Como questa fratellanza e vicinanza agli ultimi ci ha visti, a pochi anni dalla nostra fondazione, protagonisti nel sostegno sanitario ai profughi della guerra balcanica, sostegno continuato senza cessazione negli ambulatori per gli ultimi della società comasca e infine nel campo profughi di via Regina, sempre insieme con altre associazioni.

     Dal 1997 parliamo di diritto alla salute agli studenti delle superiori e universitari, ai medici e infermieri in formazione o gia' formati, ma ultimamente parliamo di diritto alla sopravvivenza, la sopravvivenza di chi e' costretto a migrare, perche' vittime di ingiustizie o ingiusta distribuzione della ricchezza: migrare diventa necessario. Non e' stato sufficiente per noi “aiutarli a casa loro”: cinquant’anni che ci proviamo e mai testimoni di una vera volonta' politica dei vari governi o stati occidentali. Diventa quindi inevitabile promuovere l’accoglienza di chi migra e migliorare la gestione delle forme di solidarieta', nel rispetto della dignita'.

 

     I dati Eurostat 2018 mostrano che l’Italia non sta subendo una invasione, ma che i suoi problemi derivano dal modo in cui e' stato gestito il flusso migratorio di questi anni: senza un sistema di accoglienza pronto per gestire queste cifre (si pensi allo squilibrio fra CAS e SPRAR), con un aiuto europeo azzoppato (vedi il fallimento della riforma di Dublino e dei ricollocamenti) e con una popolazione poco abituata all’integrazione e alla convivenza con gli stranieri.

 

     Le scelte elettorali e governative inopportune, devianti e ingiuste hanno richiesto e richiedono una presa di posizione. 

Sostituire l’accoglienza con la criminalizzazione causa un danno alla salute, perche' aumenta la sofferenza, ostacola l’integrazione e marginalizza persone che soffrono gia' per un grado di vulnerabilita' fisica e mentale superiore alla media. Il decreto Salvini aumentera' il numero degli irregolari e quindi maggior numero di persone ai margini dei servizi di salute e sociali, con peggioramento dello status sanitario. Spostare una proporzione presumibilmente grande di richiedenti asilo dal sistema SPRAR a veri e propri centri di detenzione, quali saranno i CPR, pregiudica la salute di queste persone: si offrira' loro assistenza periodica e inadeguata, all’interno dei CPR stessi e resteranno rinchiusi per mesi (il decreto raddoppia da 90 a 180 giorni la permanenza massima) con un rischio aggiuntivo per la salute sia fisica che mentale. 

In tale scenario con la pubblicazione dello slogan volevamo mostrarci contrari al pensiero attualmente dominante, volevamo manifestare la nostra solidarieta' e accoglienza agli ultimi e volevamo manifestarla ad un pubblico eterogeneo, non necessariamente con interesse per l’argomento. Un pubblico che magari conta nel proprio entourage familiare una storia di migrazione di cui ha perso memoria. Un pubblico non addetto ai lavori che potesse sapere che esistono ancora delle possibilita' di solidarieta' (parola divenuta obsoleta). 

 

     Le ricadute attese sono poche. Ci basterebbe che l’incauto lettore in chiusura del quotidiano, spinto dalla semplice curiosita', desideri informarsi sull’autore di quella pagina e frughi nei file del web notizie su di noi, nella speranza di suscitare un minimo interesse o almeno un timido dibattito.

 

     La pubblicazione dello slogan per noi di Medici con l’Africa Como onlus ha significato ribadire che vogliamo rispondere a ingiustizie e discriminazioni continuando a sostenere gli ultimi e, in un futuro, magari cercando una maggior sinergia con chi agisce su fronti di denuncia. Sono allo studio, oltre che partecipazioni a reti ad hoc, iniziative nostre sul tema, soprattutto con scopo di creare inclusione / integrazione e non solo (!) fornire cerotti, tetto e cibo. Lavoriamo per un cambiamento di pensiero.

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Cantù, ottobre 2018

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