Nuove dal Tanzania

Dopo la morte del presidente del Tanzania, Magufuli, resosi noto alle ribalte mondiali per l’atteggiamento deprecabilmente negazionista nei confronti della pandemia da COVID, è stata nominata presidente la stessa vice, Samia Suluhu Hassan, nel marzo ultimo scorso.

Prima donna ad essere eletta

alla carica di Presidente almeno

nell’area East Africa, dal suo

predecessore riceve un'eredità

piena di vicende discutibili:

dalla repressione delle libertà

civili alla negazione del COVID.

Diventa, tuttavia, presidente

di un Paese che è uscito dalla

estrema povertà per raggiungere

un livello definito medio basso.

Questa donna ha di fronte un quinquennio che potrebbe vederla impegnata a ricucire scelte un poco più allineate a quelle di tutto il globo sul COVID. Ha optato per un approccio più scientificamente informato, istituendo un gruppo di esperti medici di sanità pubblica per consigliare il governo sulla questione ed ha ripreso i contatti con l'OMS.

Ci si attende anche che reintegri quelle libertà civili che il predecessore aveva violato, non ultime quelle di libertà di stampa, che la stessa presidentessa sembra non avesse rilevato, dalla sua posizione defilata all’interno del partito al potere, Chama Cha Mapinduzi, di cui ora è anche presidente.

Questo consolidamento del potere sarà fondamentale per Samia Suluhu per realizzare la sua nuova visione senza spaccature interne. 

Sebbene la sua visione e strategia non siano ancora chiare, ha rilasciato dichiarazioni su libertà civili con posizioni opposte a quelle di Magufuli.

Sembra inoltre muoversi con un impegno diverso nel settore privato e ne è testimonianza anche la sua visita recentissima in Kenya, salutata come futuro impegno, bilaterale, nell’intento di rimuovere barriere commerciali tra i due paesi, per stimolare la crescita del settore privato (il Kenya investe molto in Tanzania).

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